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L’arte di diventare sé stessi

7 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

La formazione è spesso associata all’acquisizione di nuove competenze, al miglioramento delle proprie prestazioni o alla crescita professionale. Ma esiste un apprendimento ancora più profondo: quello che ci aiuta a conoscerci, a riconoscere gli automatismi che guidano le nostre scelte e a diventare protagonisti consapevoli della nostra vita. Perché ogni percorso di crescita personale non trasforma solo noi stessi, ma anche il modo in cui viviamo le relazioni, collaboriamo con gli altri e contribuiamo al mondo che ci circonda.




Oltre la performance


C’è un’idea di formazione che ci accompagna fin da quando siamo bambini. Studiamo per prendere un voto migliore, frequentiamo un corso per ottenere una certificazione, impariamo una nuova competenza per fare carriera, aumentare le nostre opportunità, diventare più efficienti.


È una formazione che guarda alla performance, ed è giusto che esista. Ma esiste un’altra forma di apprendimento, molto più silenziosa e, forse, altrettanto necessaria: quella che non cambia soltanto ciò che facciamo, ma il modo in cui siamo. E, con questo, anche il modo in cui stiamo dentro ciò che accade intorno a noi: perché ogni cambiamento ci coinvolge, anche quando sembra riguardare soprattutto il contesto, gli altri o l’organizzazione. 

 

Siamo parte dei sistemi che abitiamo: per questo, con più o meno intenzionalità, il modo in cui siamo e agiamo è il primo contributo che offriamo al mondo. Ogni giorno lasciamo tracce, molto più spesso di quanto immaginiamo. Il nostro modo di ascoltare, di parlare, di reagire, di accogliere o di chiuderci ha un impatto sulle persone che incontriamo: in famiglia, sul lavoro, tra amici, o anche solo nello sguardo di uno sconosciuto.

Per questo lavorare su di sé non è un gesto individualista. È uno degli atti più profondamente relazionali che possiamo compiere.

Quando una persona cresce in consapevolezza, cambiano anche le relazioni che costruisce . E, allo stesso tempo, sono le relazioni, gli incontri e i contesti che abitiamo a metterci continuamente in discussione e a farci scoprire qualcosa di noi.

 

La domanda più importante rimane quindi sempre la stessa: Chi voglio essere? E quale impatto desidero avere nel mio mondo?


Non esiste un momento in cui questa ricerca possa dirsi conclusa. L’essere umano porta dentro di sé una naturale tensione verso la crescita. A volte la coltiviamo attraverso letture, incontri e percorsi di sviluppo; altre volte è la vita stessa a offrirci le lezioni più importanti.

Anche le esperienze più difficili possono diventare occasioni preziose di apprendimento, se optiamo per viverle cercando di interpretarne il significato; domandandoci cosa stiano cercando di insegnarci su noi stessi.


L'alibi del "son fatto così"



Quante volte ci siamo detti, o abbiamo sentito dire: “Sono fatto così.” È una frase che sembra descriverci. Spesso, invece, ci protegge. Diventa un alibi gentile che ci evita la fatica e la responsabilità di guardarci davvero.


Le mie relazioni si inceppano sempre nello stesso modo… sono fatto così.

L’ansia prende il sopravvento ogni volta che qualcosa cambia… sono fatto così.

Rimando continuamente ciò che è importante… sono fatto così.

Faccio fatica a riconoscere il mio valore e a chiedere ciò che desidero… sono fatto così.

Ho paura di espormi e preferisco rinunciare prima ancora di provarci… sono fatto così.

 

Ma ciò che siamo non coincide necessariamente con il modo in cui abbiamo imparato a proteggerci.

Molti dei nostri comportamenti sono strategie che, in un momento della nostra vita, ci sono state utili. Con il tempo, però, alcune di quelle strategie smettono di proteggerci e iniziano a limitarci.

È allora che vale la pena fermarsi e domandarsi:

"sto esprimendo chi sono davvero o sto semplicemente continuando a ripetere uno schema che conosco bene?"

Non per cercare dentro di noi la causa di tutto ciò che accade, ma per riconoscere quale parte portiamo nelle situazioni e quali possibilità di scelta abbiamo.

 

Può capitare di pensare che siano gli altri, le circostanze o la fortuna a determinare la nostra felicità o ciò che non funziona nella nostra vita. Eppure esiste uno spazio sul quale possiamo sempre agire: noi stessi. È il luogo da cui può partire un cambiamento autentico.


Questo non significa che tutto dipenda sempre e solo da noi: i contesti, le relazioni e i vincoli che incontriamo ci influenzano profondamente. Significa riconoscere che, dentro questa rete di influenze reciproche, anche il nostro modo di esserci può contribuire a ciò che accade.

 


Fermarsi per ritrovarsi


Farlo, però, non è sempre semplice. Per questo è importante ritagliarsi spazi nei quali fermarsi.

Guardarsi. Rileggersi. Comprendersi.

Apprendere nuovi strumenti, ma soprattutto sciogliere schemi che oggi non ci aiutano più, ritrovando la libertà di scegliere, invece di lasciarci guidare dagli automatismi.

Una libertà che non esercitiamo nel vuoto, ma dentro situazioni concrete, nelle relazioni e nei cambiamenti che ci attraversano.

 

La crescita personale forse non consiste nel rincorrere una versione perfetta e definitiva di sé, ma di diventare più capaci di riconoscerci mentre cambiamo, avvicinandoci, passo dopo passo, alla persona che sentiamo autenticamente di essere.


Questo non ci renderà immuni dalle difficoltà; ma più capaci di attraversarle con consapevolezza, scegliendo l’atteggiamento con cui stare dentro ciò che la vita ci chiede.

 

La formazione, in questo processo di cambiamento, può diventare uno spazio prezioso: una palestra esperienziale in cui fermarsi, osservarsi e scoprire qualcosa di sé anche attraverso lo sguardo degli altri. Perché non impariamo a conoscerci soltanto riflettendo su noi stessi, ma anche osservando come reagiamo, ascoltiamo, ci confrontiamo e stiamo nelle situazioni che viviamo.

 



 


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